Associazione INSIEME NEL MONDO


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Chi siamo

Due parole su INSIEME NEL MONDO

INSIEME NEL MONDO è un’associazione con uno statuto unico. Non migliore di altri, solo unico. Non prevede tesseramenti ed è aperta con gli stessi diritti dei soci a chiunque voglia farne parte. Non chiede finanziamenti pubblici o privati e non raccoglie direttamente denaro ma indirizza alla fonte chiunque voglia sostenere un progetto o adottare a distanza bimbi o attività. Prepara ed invia volontari in ogni parte del mondo senza corsi a pagamento o quote di iscrizione. Non ha strutture chiuse con gerarchie ben precise ma fondate sull’impegno e sui risultati dei singoli e dei gruppi. Crede nella sostenibilità delle proprie iniziative solidali solo se libere da ogni vincolo politico o religioso e partecipate in piena libertà di scelte ed azioni da chi si assume l’incarico di un progetto. Si sostiene esclusivamente attraverso il lavoro con una molteplice serie di attività che puntano ad offire opportunità di lavoro ai meno fortunati in Italia e all'estero. Promuove un concorso letterario ormai di diritto fra i più seguiti in Italia e una innovativa Miss Solidalia capace di ottenere dalla prima edizione grande successo e notorietà. Chi ne fa parte sa che Insieme nel Mondo non dispensa onori ma “solo” la soddisfazione di far crescere senza ostracismi le proprie idee. Crede ciecamente nella partecipazione, senza la quale a volte la solidarietà si trasforma in carrozzoni dove si perde di vista l’obiettivo principale, crede nelle persone come capaci di cambiare lo stesso sistema del mondo una volta raggiunta la necessaria consapevolezza della sua iniquità. Non crede sia possibile dedicarsi agli altri totalmente senza lasciare da parte se stessi nella giusta misura, questo non significa diventare San Francesco ma unicamente essere disponibili alla collaborazione indipendentemente da simpatie personali, credo religiosi o politici. Combatte una battaglia senza tregua contro turismo sessuale e pedofilia, cerca in ogni modo l’integrazione, la conoscenza e il rispetto delle diverse culture. Tutte le sue raccolte di aiuti umanitari vengono rendicontate e dimostrate nella consegna attraverso il contatto diretto con i beneficiari. La sua filosofia principe è che non serva a nulla nella visione radicale del problema povertà regalare un pesce, ma occorra insegnare a pescarselo da soli. In poche parole questa è INSIEME NEL MONDO, un po’ contro gli usuali canoni senza per questo sentirsi in alcun modo portatrice di una Verità Assoluta. Di certo, cosa toccata con mano centinaia di volte, chiunque si dedichi agli altri riceve aiuti insperati e misteriosi. Dopo aver dato fondo alle risorse fisiche ed economiche, quando non si sa più “dove sbattere la testa” immancabilmente accade qualcosa che ti permette di andare avanti. Noi la chiamiamo Provvidenza, altri fortuna, altri ancora ostinazione. Di qualsiasi cosa si tratti la certezza è che esiste, presenza tangibile capace di non lasciarti mai solo






Come nasce INSIEME NEL MONDO

L'associazione muove i suoi primi passi nel 2000, durante un viaggio nella baraccopoli di Korogocho in Kenia dove guido una ventina di ragazzi per conto del gruppo Exodus di don Mazzi in una visita solidale. Posso dire che la decisione dell’impegno totale verso gli invisibili nasce qui, fra le capanne dello slum. Qui incontro padre Daniele, un frate comboniano che vive fra i suoi amati poveri nelle stesse loro condizioni di vita. La sua frase: “Se voglio portare Cristo fra di loro devo essere come loro” è come stampata nella mia coscienza. L’episodio che praticamente cambia la mia vita accade durante il primo viaggio. I ragazzi non se la sentono di addentrarsi nello slum e si fermano in un piccolo negozio dove è possibile consumare caffè. Io proseguo fra i viottoli maleodoranti invasi dai bimbi. Migliaia di bimbi uguali a quelli di tutto il mondo, con la stessa voglia di correre e crescere, senza sapere che solo uno su dieci di loro diverrà adulto. Conosco l’Africa, anche molto bene, ma in quello slum oltre agli odori pestilenziali si respira qualcosa di diverso che non so descrivere. Disperazione mista a speranza, silenzio e suoni assordanti. Entro in una piccola falegnameria, dove cinque o sei operai piallano assi di legno e uno di loro mi viene incontro porgendomi il braccio perché le sue mani sono sporche, ugualmente gliela stringo e lui sorride. Poi mi spiega il suo lavoro in una lingua che non conosco ma magicamente capisco quasi tutto, mi offre una tazza di caffè. E’ altissimo, molto magro, pochi denti ma capaci di cordialità autentica. Quando lascio la sua officina urla qualcosa sulla strada, penso sia un invito a lasciarmi camminare senza disturbarmi. Proseguendo fra i viottoli incontro un bimbo di forse 6-7 anni, coperto solo da una maglietta strappata, intento a giocare con mattoni fatti di fango e sterco. Ha le mani coperte di piaghe. Mi fermo a giocare con lui, forse per sentirmi meno in colpa, forse per sentirmi migliore. Passano le ore senza che me accorga, poi il bimbo mi prende per mano e mi accompagna in una delle capanne di fango. Dentro c'è una donna sdraiata su una stuoia, sembra stare molto male. Mi avvicino, cerco di scambiare due parole ma lei non parla inglese. Probabilmente ha l'AIDS, nello slum la percentuale di malati è altissima. Il bimbo afferra una carota da una cesta sistemata per terra e mi riprende per mano, tornando fuori. E qui succede una delle cose più devastanti che io abbia mai vissuto. Il bimbo spezza la carota a metà porgendomi la parte più grande dopo averle misurate, quel piccolo ortaggio che insieme è pranzo e merenda lo divide con me solo perchè abbiamo giocato insieme. Le emozioni non si possono descrivere, nessuno può farlo. Ma sento che quel pezzo di carota mi sta nutrendo per tutto il resto della vita. Quando mi allontano so che non incontrerò ancora quel bimbo che forse oggi non c'è più, ma qualcosa è cambiato in me completamente anche se non ancora a livello cosciente. Tornato in Italia dove ho una piccola azienda lavoro e vedo i mesi passare ma quel bimbo torna sempre nel pensiero, non si allontana mai. Lentamente capisco che la mia vita sta passando e non è quella che voglio. Ho una compagna, ne parlo con lei che comprende fra le lacrime. Poi tutto segue un piano che sembra prestabilito, decido di vendere casa e azienda, incontro una suora missionaria che mi indirizza, una grande organizzazione vaticana mi offre una possibilità e parto per il Madagascar dove rimango quasi due mesi cercando di impiantare progetti in grado di creare lavoro. La cosa funziona, vengo mandato nel nord della Thailandia, con lo stesso scopo. Vivo in albergo e pranzo al ristorante con altri volontari ma qualcosa non va, qualcosa non mi convince, è come se il bimbo del Kenia ogni notte mi guardasse scollando la testa. Lo sogno, una volta, nell'atto di gettare via la mezza carota. Esprimo i miei dubbi, mi trovo davanti a un rifiuto totale e anche duro delle mie argomentazioni. Non penso di avere ragione, non voglio giudicare ma solo capire cosa succede. La storia finisce con un ritorno anticipato, mi compro il biglietto a lascio quel posto dove le cose non sono chiare come cercavo. La delusione è tanta, per mesi resto in bilico fra il bimbo che mi cerca e il desiderio di tornare a prima, dalla mia compagna e dalle mie cose. Poi un giorno, nei documenti abbandonati nella cantina di mio padre trova un atto notarile. Quello di un circolo culturale fondato molti anni prima, ancora perfettamente legale. E qui comincia la storia, quella di INSIEME NEL MONDO. Nascono due sedi in Italia e una a Bucarest, due "uffici" in Camerun e Madagascar. Nascono i primi progetti, il sito web, il lavoro duro ogni giorno. E quel bimbo che forse oggi non c'è più è ritornato ogni notte ad offrirmi la metà di una carota. Sembra una favola, ad alcuni può apparire anche patetica. ma è davvero andata così. La speranza è di poter restituire una piccola parte di quella cosa misteriosa nascosta in un pezzo di carota regalata da un bimbo di colore, di potere un giorno giocare ancora con lui.



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